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Diagnosi di incontinenza urinaria

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La diagnosi
La specialistica e gli esami
La scelta migliore per arginare le perdite è rivolgersi al dottore di famiglia che può giocare un ruolo chiave nell’accertare ed anche nel trattare i disturbi dell’incontinenza urinaria. Ma l’ambulatorio del nostro medico è anche un crocicchio nevralgico nel senso che da qui la paziente potrà poi essere indirizzata ed affidata alle mani di medici specializzati, coinvolti nella cura e gestione dell’incontinenza urinaria:
Urologi, 5icuramente esperti di questo problema, ma anche Ginecologi, ricordando come proprio le donne siano così soggette a questo disturbo; Fisiatri, esperti nell’insegnare alle pazienti a rieducare la vescica con norme di comportamento ed irrobustire i muscoli del pavimento pelvico con una ginnastica corretta ed ancora Geriatri nella terza età o Neurologi per quei casi particolari in cui una malattia del sistema nervoso sia la causa principale del problema urinario.
In molti casi non sono necessari esami specifici, perché la chiarezza dei sintomi permette al medico di fare subito la diagnosi.
Una visita, eventualmente associata ad un test da sforzo, cioè l’osservazione diretta da parte del medico della fuga di urina durante un colpo di tosse, costituisce la verifica delle modalità con cui avviene la perdita d’urina, specie nel caso la persona soffra di incontinenza da sforzo.
Se poi è opportuno procedere ad accertamenti, i primi esami cui sottoporsi sono un’analisi delle urine con un’urinocoltura.
Una semplice analisi dell’urina consente al medico di scartare alcuni problemi quali l’infezione urinaria, che può generare nella persona il bisogno improcrastinabile di urinare ed anche episodi di incontinenza da urgenza.
Se l’incontinenza non si presenta come unico sintomo, essa può essere associata a disturbi quali difficoltà, dolore o bruciore durante la minzione. Anche cambiamenti del colore delle urine, specie per presenza di sangue (ematuria). vanno sempre indagati.
In questi casi, l’ecografia diviene un’indagine molto utile alla ricerca di alcune malattie della vescica, talora anche gravi, che molto più raramente, possono provocare incontinenza.
Queste patologie dovranno essere curate con trattamenti specifici.
L’ecografia eseguita dopo una minzione è anche in grado di rivelare un possibile ristagno o residuo di urina rimasto nella vescica e non espulso con la mmzione normale.
Se questi test danno un risultato normale, allora si procederà eventualmente ad altri esami, che saranno richiesti dallo specialista a seconda delle diverse situazioni.
Diario minzionale

E’ la registrazione delle minzioni e dei problemi compilata accuratamente dalla stessa persona incontinente; mira a studiare il modo con cui
vescica si comporta e l’urina “scappa”.
In pratica la persona non deve far altro che annotare, per alcuni giorni, l’ora di ogni minzione e la quantità di urina emessa (scrivendo anche se è riuscita o meno a raggiungere la toilette in tempo utile, senza perdere).
Il risultato finale è una tabella attendibile delle abitudini minzionali. Vengono riportate anche le fughe d’urina durante le normali attività quotidiane, le cause scatenanti, quali un colpo di tosse e può essere annotata la necessità di sostituire gli assorbenti.
Il diario minzionale è sicuramente un documento utile per inquadrare la natura e la gravità del problema incontinenza.
Test del pannolino (Pad-test)
La donna deve indossare un pannolino di cui viene prima misurato il peso e bere una quantità di liquidi determinata.
L’esame prevede poi l’esecuzione di una serie di attività fisiche: per un’ora circa bisogna camminare, sedersi e alzarsi, tossire energicamente, correre e chinarsi... dopodichè il pannolino viene rimosso e ripesato: vengono calcolati i grammi che sono indice della quantità di urina persa. Il test può essere eseguito anche a domicilio per valutare con più pannolini il volume di urina persa per un periodo di 24 o 48 ore.

Esami urodinamici
Costituiscono un fronte di indagini che esamina in dettaglio le prestazioni delle basse vie urinarie: la vescica e l’uretra.
Ecco i principali:
Uroflussometria
Fornisce una valutazione del flusso urinario, intendendo con questa espressione la quantità di urina, misurata in millilitri, che viene espulsa al secondo attraverso l’uretra. Ci pensa un apparecchio chiamato flussometro a registrare il volume corrente di urina che viene eliminata durante la minzione, dalla persona che urina liberamente, seduta su una
comoda.

• Cistometria
E’ la registrazione grafica della pressione all’interno della vescica, in vari momenti del suo riempimento. La cistometria permette di evidenziare contrazioni
abnormi del muscolo detrusore (che si verificano mentre la vescica si riempie d’urina e che inducono un aumento, talora brusco, un’impennata della pressione vescicale interna).
Questo esame, che viene effettuato inserendo piccoli cateteri in vescica e riempiendola di liquido, costituisce un’utile mezzo per confermare la diagnosi di iperattività vescicale: quella vescica cioè “troppo” attiva, che con contrazioni, spasmi ed aumento della pressione al suo interno perde la capacità di serbatoio e può costringere alcune persone ad urinare spesso, con stimoli frequenti ed impellenti, talora non controllabili, con fughe e perdite d’urina.
• Profilo della pressione uretrale
L’esame va a sondare, con l’aiuto di un catetere, la tenuta dello sfintere uretrale e può quindi contribuire a riconoscere un’incontinenza urinaria da sforzo.
• Determinazione della pressione al punto di perdita (leak Point Pressure)
Un’espressione complicata per indicare un test che valuta la capacità di chiusura e di tenuta dell’uretra.
La paziente viene invitata ad eseguire quella che, con termine tecnico, viene chiamata manovra di Valsalva: un’espirazione forzata tenendo chiusi bocca e naso.
Questo sforzo, che innalza la pressione addominale, va gradualmente aumentando fino ad ottenere una fuga di urina.
Ecco allora che la pressione del punto di perdita dell’urina è quello che corrisponde a quel minimo incremento di pressione sufficiente a vincere lo sbarramento uretrale e a causare incontinenza.
Numerose indagini consentono di valutare l’anatomia delle basse vie urinarie costituite dalla vescica e dall’uretra, tra le più diffuse:
Un esame versatile e non “invasivo”, capace di valutare soprattutto la morfologia, la fisionomia della vescica, l’organo deputato a contenere e trattenere l’urina.
Grazie agli ultrasuoni è sempre molto importante accertare la quantità di urina che potrebbe rimanere all’interno della vescica e se quest’ultima non si è svuotata completamente con la minzione, il cosiddetto residuo o ristagno d’urina dopo minzione.
Ecografia

Cistouretrografia minzionale
Questo termine indica un’esame radiologico (ai raggi X) delle vie urinarie inferiori: nella vescica viene introdotto tramite una
sonda (un catetere) un liquido, definito mezzo di contrasto.
Durante l’esame vero e proprio una serie di “scatti” fotografano la vescica durante il suo riempimento e durante il vuotamento tramite la minzione. L’indagine può verificare eventuali spostamen ti di parte della vescica e delinea al meglio la silhouette dell’uretra oltre ad evidenziare possibili rigurgiti (reflussi) di urina dal serbatoio vescicale nei soprastanti ureteri verso i reni.
Uretra e vescica vengono ispezionati dall’interno con un cistoscopio, strumento ottico inserito in vescica attraverso il condotto uretrale.
Non sempre è necessario eseguire tutti gli esami che abbiamo descritto. Ogni caso può essere diverso e sarà il medico specialista a decidere quali esami effettuare.
Cistouretroscopia

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